in attesa - Premio Terna 02




In Attesa che la luce del sole e quella artificiale si fondano in una sola fonte capace di illuminare l'umanità in tutti i sensi...

Zoo - SocialDesignZine



"Elefante" è stato selezionato per la galleria XPò Zoo
Ogni mese un tema, una parola sufficientemente ambigua da permettere le più diverse interpretazioni e libere associazioni d'idee. Ogni mese una nuova galleria aperta.

http://sdz.aiap.it

...Quando Sdz ha iniziato le sue pubblicazioni nell’aprile 2003, non avevamo del tutto chiari i suoi possibili sviluppi. Avevamo la percezione, allora, che un mezzo quale il weblog potesse senz’altro avere una qualche utilità nel sostenere la nascita di un luogo di dibattito e di informazione minuta nel mondo della grafica italiana, a partire dalla massa critica rappresentata dai soci di un’associazione come l’Aiap, che aveva patrocinato l’iniziativa. Uno spazio di cui sentivamo la mancanza, pur ignorando quanto avrebbe potuto interessare e coinvolgere il pubblico...

fotografia n° 6


Alessandro Zulberti è stato selezionato per la collettiva Inquietante Estraneità
.

Paradosso, non-essere e surreale: questi i tratti distintivi della nuova collettiva microRoom. Le immagini presentate dagli artisti dialogano attraverso la mancanza: dalla mancanza di logica, all’assenza del protagonista, al surreale che può essere cromatico o semantico: queste opere sono legate da quella strana sensazione che Sigmund Freud chiamava unheimlich, ovvero ci mostrano situazioni che sembrano essere familiari, ma che presentano segni di una inquietante estraneità. Le sedie vuote attendono i fedeli, le uova di gesso trovano il proprio nido appese ad un lampione, la signora delle pulizie sembra sostituita dal suo alter ego figurato, i bicchieri si trasformano in unità abitative, una chiave non trova più nessuna porta da aprire, un surreale spostamento cromatico ha luogo tra un viso e la vettura del tram, una mostra d’arte (che i condannati non possono guardare) diviene un’esecuzione, una tela nascosta è quasi clandestina rispetto alla vita quotidiana: cifre stilistiche diverse sembrano raccontarci, ciascuna secondo le proprie prospettive, un comune sentire.


microRoom

| presentazione Aldo Torrebruno
www.microbo.net





Il progetto di Alessandro Zulberti è stato selezionato
(terzo classificato) per
la mostra organizzata da EIDD Design for All Europe e Design Center Bologna, patrocinata da Icograda, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, nell’ ambito di Torino World Design Capital 2008.

La mostra propone poster, video istituzionali e azioni di guerrilla marketing che ruotano intorno al tema Design for All, metodologia che ha come oggetto l'inclusione sociale attraverso il design e che rappresenta una risposta alla differenziazione dei bisogni, dovuta alle differenze culturali e alle diverse abilità che convivono nella nostra società.

L’inaugurazione dell’iniziativa, avvenuta il 16 Ottobre 2008, ha visto la partecipazione di un vasto pubblico in compagnia di Finn Petrén, Presidente EIDD Design for All Europe; Pete Kercher, ambasciatore EIDD Design for All Europe; Avril Accolla, Vice Presidente EIDD Design for All Europe; David Berman, membro del board di Icograda; e Carlo Branzaglia, responsabile del Design Center Bologna.

Durante l’opening della mostra il pubblico, molto numeroso, è divenuto parte integrante del progetto stesso interagendo direttamente con alcune delle opere esposte. I progetti presentati hanno dato vita ad un percorso espositivo che occuperà, fino alla data di chiusura, gran parte degli spazi al piano terra dell’Accademia Albertina di Torino.

http://www.design-center.it/archivio/item-3

testo_1


Quanto peso ha il caso nella nostra vita?
Definirlo caso può apparire assai casuale.
Nulla accade per caso o quasi….
Il filosofeggiare sul caso prosegue e dalle parole, si materializza.
Prende la forma, o meglio tutte le forme che lo sguardo riesce a plasmare, all’interno di un gesto apparentemente solo casuale.
Nuance di colore che plasmano suggestioni e sinuosità diverse, armoniose e contrastanti come le emozioni che pervadono ( invadono!) il nostro animo.
La superficie un contenitore, lo spazio in cui si espande un discorso, prima sussurrato, poi corale, il tempo di una vita o di una emozione soltanto.
La casualità traccia segni che colpiscono l’occhio come un panorama mozzafiato: a ciascuno di noi suggerirà un’esperienza personale, unica, irrepetibile, apparentemente casuale, ma non sarà mai un caso che….
Alessandro Zulberti dialoga con e attraverso i colori, disserta attraverso la loro consistenza. Lo fa con tutta l’esperienza di chi può scherzare “col fuoco” . lo stesso che le sue opere alimentano, scivolando fra armonie e dissonanze che in realtà…nulla lasciano al caso.

quadro



testo



Quando il gesto diventa traccia si apre un percorso fatto di segni
capaci di raccontare. Il progetto di Alessandro Zulberti non è
finalizzato all’opera, ma all’oggetto.
Forme pure, colori primari,
materiali poveri e supporti artigianali, di recupero, sono gli elementi della composizione. Il quadro non è statico, bidimensionale, rigido: è un’area in cui il gesto artistico diventa fluido, ampio e liberatorio,
un gesto che esprime la purezza istintiva, lontano dall’imporre una rielaborazione concettuale. Non esiste il significato gerarchico e teorico speculativo, esiste solo il sentire: ciò che lo spettatore sente è ciò che il quadro diventa. Per questo le opere di Zulberti non portano dei nomi, ma solo dei numeri: un susseguirsi di codici che non violino la fantasia dei contenuti e delle forme, che non diano un volto al gesto per costringerlo ad una collocazione fisica e mentale. Tutto è libero in questo modo di intendere l’opera d’arte, l’unico confine è quello rigidamente fisico della cornice, che va vista non come un limite da valicare, ma come la frontiera dell’equilibrio. Proporzione, sintonia, armonia, grafismo calibrato si scatenano naturalmente dal gesto che non è mai sorpresa, ma piuttosto conferma di un’aspettativa ampiamente strutturata nel pensiero dell’artigiano-artista. L’armonia liberatoria di quest’opera sta nel lasciare libero il gesto di essere ciò che è senza imporgli significati ulteriori e ratificandosi dinnanzi ad esso senza aggiungere manierismi e calibrazioni: il colore è puro (vengono usati i colori primari o al massimo loro tonalità), lo sfondo è sempre monocromo perché c’è già il gesto che parla. Gli elementi devono essere pochi, densi e sintetici; un colore composto sarebbe già un’aggiunta, un filtro al gesto, mentre dal colore primario l’artista arriva alle sue sfumature sintomatiche, tenendosi lontano dall’impasto di colori grigi e piatti. La forza espressiva di queste materie (perché non si tratta di quadri nel senso canonico del termine) sta nel loro comunicare un’azione. L’azione va in scena senza che l’artista senta la volontà di tornare indietro: quando il gesto è compiuto non si torna indietro, vorrebbe dire perdere quel che si è fatto.

quadro n°23



Un susseguirsi di linee, punti, curve si armonizzano come dittonghi di un pensiero. Non sono altro che gesti con una forma ben definita ai quali si può ricondurre un significato: è la nascita di un alfabeto. Un insieme di simboli che vanno letti nella loro sequenza di evocazioni, di colori, di forme senza che questa lettura sia foriera di un giudizio, di un’aspettativa. In questi, che più che quadri sono composizioni, oggetti, il bianco non è il vuoto ma lo spazio dell’
intorno come quando il nostro sguardo è focalizzato da una visione inaspettata, magnifica per la semplicità dei suoi tratti e improvvisamente tutto ciò che sta attorno è solo spazio, niente più. Sono oggetti che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi e che tutto a un tratto vediamo sotto una nuova luce: due mele che finiscono nel sacchetto del fruttivendolo, due guanti dimenticati sul tavolo, le pieghe del lenzuolo alla mattina. Emozioni quotidiane tese in caratteri fluidi.
 
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