quadro n°23



Un susseguirsi di linee, punti, curve si armonizzano come dittonghi di un pensiero. Non sono altro che gesti con una forma ben definita ai quali si può ricondurre un significato: è la nascita di un alfabeto. Un insieme di simboli che vanno letti nella loro sequenza di evocazioni, di colori, di forme senza che questa lettura sia foriera di un giudizio, di un’aspettativa. In questi, che più che quadri sono composizioni, oggetti, il bianco non è il vuoto ma lo spazio dell’
intorno come quando il nostro sguardo è focalizzato da una visione inaspettata, magnifica per la semplicità dei suoi tratti e improvvisamente tutto ciò che sta attorno è solo spazio, niente più. Sono oggetti che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi e che tutto a un tratto vediamo sotto una nuova luce: due mele che finiscono nel sacchetto del fruttivendolo, due guanti dimenticati sul tavolo, le pieghe del lenzuolo alla mattina. Emozioni quotidiane tese in caratteri fluidi.

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