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Quanto peso ha il caso nella nostra vita?
Definirlo caso può apparire assai casuale.
Nulla accade per caso o quasi….
Il filosofeggiare sul caso prosegue e dalle parole, si materializza.
Prende la forma, o meglio tutte le forme che lo sguardo riesce a plasmare, all’interno di un gesto apparentemente solo casuale.
Nuance di colore che plasmano suggestioni e sinuosità diverse, armoniose e contrastanti come le emozioni che pervadono ( invadono!) il nostro animo.
La superficie un contenitore, lo spazio in cui si espande un discorso, prima sussurrato, poi corale, il tempo di una vita o di una emozione soltanto.
La casualità traccia segni che colpiscono l’occhio come un panorama mozzafiato: a ciascuno di noi suggerirà un’esperienza personale, unica, irrepetibile, apparentemente casuale, ma non sarà mai un caso che….
Alessandro Zulberti dialoga con e attraverso i colori, disserta attraverso la loro consistenza. Lo fa con tutta l’esperienza di chi può scherzare “col fuoco” . lo stesso che le sue opere alimentano, scivolando fra armonie e dissonanze che in realtà…nulla lasciano al caso.

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Quando il gesto diventa traccia si apre un percorso fatto di segni
capaci di raccontare. Il progetto di Alessandro Zulberti non è
finalizzato all’opera, ma all’oggetto.
Forme pure, colori primari,
materiali poveri e supporti artigianali, di recupero, sono gli elementi della composizione. Il quadro non è statico, bidimensionale, rigido: è un’area in cui il gesto artistico diventa fluido, ampio e liberatorio,
un gesto che esprime la purezza istintiva, lontano dall’imporre una rielaborazione concettuale. Non esiste il significato gerarchico e teorico speculativo, esiste solo il sentire: ciò che lo spettatore sente è ciò che il quadro diventa. Per questo le opere di Zulberti non portano dei nomi, ma solo dei numeri: un susseguirsi di codici che non violino la fantasia dei contenuti e delle forme, che non diano un volto al gesto per costringerlo ad una collocazione fisica e mentale. Tutto è libero in questo modo di intendere l’opera d’arte, l’unico confine è quello rigidamente fisico della cornice, che va vista non come un limite da valicare, ma come la frontiera dell’equilibrio. Proporzione, sintonia, armonia, grafismo calibrato si scatenano naturalmente dal gesto che non è mai sorpresa, ma piuttosto conferma di un’aspettativa ampiamente strutturata nel pensiero dell’artigiano-artista. L’armonia liberatoria di quest’opera sta nel lasciare libero il gesto di essere ciò che è senza imporgli significati ulteriori e ratificandosi dinnanzi ad esso senza aggiungere manierismi e calibrazioni: il colore è puro (vengono usati i colori primari o al massimo loro tonalità), lo sfondo è sempre monocromo perché c’è già il gesto che parla. Gli elementi devono essere pochi, densi e sintetici; un colore composto sarebbe già un’aggiunta, un filtro al gesto, mentre dal colore primario l’artista arriva alle sue sfumature sintomatiche, tenendosi lontano dall’impasto di colori grigi e piatti. La forza espressiva di queste materie (perché non si tratta di quadri nel senso canonico del termine) sta nel loro comunicare un’azione. L’azione va in scena senza che l’artista senta la volontà di tornare indietro: quando il gesto è compiuto non si torna indietro, vorrebbe dire perdere quel che si è fatto.

quadro n°23



Un susseguirsi di linee, punti, curve si armonizzano come dittonghi di un pensiero. Non sono altro che gesti con una forma ben definita ai quali si può ricondurre un significato: è la nascita di un alfabeto. Un insieme di simboli che vanno letti nella loro sequenza di evocazioni, di colori, di forme senza che questa lettura sia foriera di un giudizio, di un’aspettativa. In questi, che più che quadri sono composizioni, oggetti, il bianco non è il vuoto ma lo spazio dell’
intorno come quando il nostro sguardo è focalizzato da una visione inaspettata, magnifica per la semplicità dei suoi tratti e improvvisamente tutto ciò che sta attorno è solo spazio, niente più. Sono oggetti che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi e che tutto a un tratto vediamo sotto una nuova luce: due mele che finiscono nel sacchetto del fruttivendolo, due guanti dimenticati sul tavolo, le pieghe del lenzuolo alla mattina. Emozioni quotidiane tese in caratteri fluidi.

quadro n°20

quadro n°21

quadro n°19

quadro n°18

quadro n°22

 
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